(Brienza-Sasso di Castalda - Padula)

Itinerario di tre giorni per immergersi in storia e natura e cultura. Si parte da Brienza per proseguire poi verso Sasso di Castalda alla volta  della famosa faggeta e del borgo arroccato sulla montagna, per proseguire poi verso  Padula per la visita alla famosa Certosa di San Lorenzo.


Ecco l’itinerario in dettaglio:

1° giorno venerdì:

Arrivo a Brienza venerdì pomeriggio/sera. Sistemazione, visita della Dimora e aperitivo di benvenuto sul terrazzo panoramico. Visita libera per le vie del paese alla scoperta di Brienza.

Cena in un ristorante tipico lucano

2° giorno sabato:

Colazione sul terrazzo panoramico  a base di dolci e marmellate fatte in casa. Visita guidata al borgo medioevale e al Castello Caracciolo. A seguire visita al museo bibliografico Francesco Mario Pagano e al Convento dei Frati Minori Osservanti risalente al 1571, il cui chiostro presenta un  importante ciclo di affreschi di Leonardo Giampietro del 1741 di scuola Michelangiolesca. Si parte verso Sasso di Castalda   alla scoperta della “località Costara” di  Sasso di Castalda, una suggestiva area boschiva dove si sosterà per consumare un pranzo a sacco a base di prodotti tipici lucani. Dopo la pausa pranzo,“un Ponte alla Luna” per un’esperienza di adrenalina pura in alternativa passeggiata libera………….. Visita a Sasso di Castalda e rientro a la Voce del fiume.  Cena in un ristorante tipico lucano.

3 giorno domenica:

Colazione sul terrazzo panoramico del B&B a base di dolci e marmellate fatte in casa. Partenza per Padula. La Certosa di San Lorenzo a Padula è un luogo affascinante, ricco di storia e di intensa spiritualità, è la più grande certosa d’Italia ed una delle prime in Europa, dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. Pranzo in un ristorante tipico campano. Dopo il pranzo rientro al Dimora Storica e partenza.

 

IL B&B  offre un itinerario di tre giorni (venerdì-domenica).

Nell’offerta sono compresi:

  • Aperitivo di benvenuto
  • 2 pernottamenti in camera doppia comprensivi di prima colazione con prodotti tipici
  • Cena del venerdì sera in un ristorante tipico del territorio
  • pranzo a sacco del sabato in area picnic, in località Costara, a Sasso di Castalda( in caso di condizioni climatiche avverse, pranzo in un ristorante tipico del territorio)
  • cena del sabato sera a base di prodotti tipici presso un ristorante tipico
  • Pranzo della domenica presso una locanda tipica
  • Ingresso al borgo medioevale di Brienza con guida
  • Visita a Sasso di Castalda e ai boschi di località Costara (trekking a piedi) con guida
  • Visita alla Certosa di Padula

 

P.S. il pranzo a sacco del sabato potrà essere sostituito da un pranzo al ristorante, nell’ipotesi di condizioni meteo avverse.

I ristoranti  tipici coinvolti faranno degustare gli antichi piatti della “tradizione culinaria lucana” e proporranno solo prodotti tipici del territorio a km 0.

Tra i prodotti tipici proposti particolare menzione alla “podolica”, uno dei 5 presidi slow food della Basilicata. Della podolica, tipica dell’appennino meridionale, si degusterà sia la carne che il rinomato caciocavallo.

 

Approfondimento:

Di seguito un po’ di notizie su Brienza e sul borgo medioevale

Brienza è una delle poche città della Basilicata che ha maggiormente conservato integra l’architettura dell’ antico borgo medioevale (oggi disabitato dopo il terremoto del 1980).  L’unica struttura ricettiva nel Borgo antico è la dimora storica adibita a B&B : ”La Voce del Fiume”.  A Brienza  è possibile visitare uno dei  borghi medioevali più interessanti del mezzogiorno d’Italia. Le sue origini risalgono all’anno 1000 quando un primo nucleo iniziò a insediarsi intorno al Castello, fulcro di tutto il borgo. Il borgo di Brienza si  caratterizza per il modello ad avvolgimento centripeto avente per fulcro naturale proprio il Castello Caracciolo, posto alla sommità di un colle, dal quale si divincolano una miriade di case e casette, aggrappate alla roccia scoscesa. La visita al borgo inizia dalla fine di Via Mario Pagano, dove anticamente era situata una delle porte di accesso, da qui si inerpicano sul poggio due stradine, quella di Santa Maria a sinistra e della di San Michele dei Greci a destra. Sul versante opposto, ove si accede per la “Portella” ancora visibile nella cinta muraria del Castello, brandelli di muri su viottoli ormai quasi del tutto cancellati testimoniano l’esistenza andata di altri rioni che completavano il borgo: la Torricella, San Martino, San Sebastiano, Via Nuova, San Nicola e Santa Elisabetta. Più giù, verso il fiume, si alza ancora il perimetro dell’antichissima Chiesa di San Martino, probabilmente il primo centro di culto della “Burgentia Fidelis”.  A nord  del castello, la torretta di guardia (“Trucedda” – torretta) che domina sul punto di confluenza di due torrenti (il Pergola e il Fiumicello).

La visita al borgo di Brienza  abbandonato dopo il sisma degli anni 80, include anche la visita alla chiesa Madre dell’Assunta, probabilmente risalente alla fine dell’Xl secolo e si conclude con la visita al Castello Caracciolo.

La rocca era, forse, un’antica fortezza angìoina di cui rimane traccia nel mastio cilindrico, che emerge dalla massiccia mole, e nella semitorre circolare, situata al centro della cinta muraria per interrompere l’uniformità della cortina e assicurare una più efficace difesa. Nel Medioevo si presentava protetto, secondo il metodo delle fortificazioni longobarde, con le case addossate le une alle altre, che costituivano una valida difesa da eventuali attacchi nemici. Una scalinata in pietra, a cielo aperto, conduce ad un terrazzo a terrapieno posto davanti all’ingresso principale. Un’antica tradizione attribuisce al castello 365 stanze, una per ogni giorno dell’anno.

I Caracciolo, con alterne vicende, rimasero proprietari del feudo e del castello fino al 1857, anno in cui l’ultima esponente della famiglia, Maria Giulia, lo lasciò in eredità al nipote Luigi Barracco.

Iniziò da questo momento la lenta decadenza del maniero; infatti, alla morte del Barracco, il feudo passò a vari feudatari e amministratori che si disfecero, con una serie di vendite, dei beni rustici lasciando in completo abbandono il castello (fortemente danneggiato dal sisma del 1857). L’ultimo proprietario, il De Luca, lo donò, infine, a Francesco Mastroberti, il quale cominciò a vendere quanto di vendibile rimaneva nell’antica costruzione per mantenere i suoi 18 figli in un paese che non aveva ormai più niente altro da offrire.

Il maniero, che all’inizio del 1900 era stato dichiarato di interesse storico, subì, in seguito al terremoto del 1980, il crollo della parete est e della parete sud. Attualmente in fase di radicale restauro, sono stati portati alla luce e recuperati le originarie pavimentazioni di numerosi ambienti e ritrovate varie statue, in pietra dura locale, poste in Municipio, in attesa di restauro; durante l’Estate, Il borgo antico e il Castello sono lo scenario e i soggetti principali di numerose manifestazioni e rievocazioni, tra le più importanti della regione, che continuano ad attrarre migliaia di visitatori.

La visita a Brienza continua con la  Piazza del Municipio dove si erge il monumento a Francesco Mario Pagano, cittadino di Brienza vissuto nel XVIII secolo, martire della Repubblica Partenopea. Segue il Convento dei Frati Minori Osservanti risalente al 1571, attualmente sede del Municipio il cui chiostro presenta un  importante ciclo di affreschi di Leonardo Giampietro del 1741 di scuola Michelangiolesca.

Il tour di Brienza si chiude con la visita alla Chiesa del Santissimo Crocifisso, a monte dell’abitato, dalla cui altura è possibile ammirare non solo la cittadina di Brienza e i paesi circostanti, ma un’intera area circondata da boschi.

Dopo la visita al borgo di Brienza e alla chiesa del SS Crocifisso, si parte alla scoperta della “località Costara” di  Sasso di Castalda, una suggestiva area boschiva dove si sosterà, in un’area attrezzata, per consumare un gustoso pranzo a sacco a base di prodotti tipici (salumi, formaggi e vini locali).  Nelle immediate vicinanze sarà possibile approvvigionarsi di acqua alla Fontana di Fossa Cupadalla quale sgorga una delle migliori acque della Basilicata.  Dopo la pausa pranzo, passeggiata libera tra i boschi alla scoperta della vegetazione e della flora e fauna tipica di questo bosco. Addentrandosi nel bosco è possibile ammirare faggi spettacolari e tra questi il faggio di San Michele, uno degli alberi padri della Basilicata, tutelato da una legge regionale, dedicato all’arcangelo più forte nel combattere il male. Osservando il suo tronco sono evidenti i segni dell’età (300-400 anni): tante cicatrici deformi sul tronco di 6 mt di circonferenza (sono necessari 4/5 adulti per abbracciarlo). Secondo la tradizione è il primo albero a fiorire e a segnare l’arrivo della primavera.  Sotto la sua possente chioma, una panchina invita fermarsi per leggerne la storia o ritagliarsi semplicemente qualche minuto di relax.

Percorrendo i sentieri del bosco “La Costara” è possibile anche ammirare simboli della vita agreste della gente del posto: ampi spiazzi (o aie) su cui venivano approntate carbonaie e neviere profonde dai tre ai cinque metri dove conservare neve cui attingere in estate. Continuando il cammino del bosco si arriva ad un “punto panoramico” su un fianco scosceso della montagna. Qui un’area priva di faggi offre al visitatore un bellissimo affaccio panoramico sulla verde vallata. Da questo punto, attraverso la bretella del sentiero Frassati, si potrà fare ritorno al paese o scegliendo altri sentieri che costeggiano il torrente San Michele, tra mulini e ponticelli si potrà arrivare fino alle piste sciistiche (1709 mt) dominate dal caratteristico Rifugio Costaro, in perfetto stile montanaro.

 

Un po’ di notizie su Sasso di Castalda:

Piccolo paese lucano conta solo 967 abitanti, dista 27 km dal capoluogo di provincia Potenza ed è a 940 metri sul livello del mare. Originariamente chiamata “Pietra Castalda” (cioè rupe fortificata), fu un’antica roccaforte normanna riedificata nella metà del XII secolo, della quale oggi non restano che pochi ruderi, visibili nella parte alta del paese.

Il viaggio alla scoperta di Sasso di Castalda inizia dalla visita al centro storico del paese dove troviamo, in buono stato di conservazione, la chiesa dell’Immacolata, con un portale particolare, ed all’interno, una statua della Madonna col bambino del Trecento, alcune tele del Quattrocento ed un confessionale intagliato e bellissimi affreschi del rinascimento. Da visitare è anche la Chiesa di Sant’Antonio, che custodisce una scultura di Sant’Antonio dell’inizio del 1500. Continuando a camminare nel centro storico si scoprono piccoli tesori architettonici, vicoletti suggestivi e portali in pietra di antichi palazzi, fino ad arrivare ad una terrazza panoramica dove è possibile ammirare la bellezza del paesaggio montano e la natura incontaminata, immersi nella quiete e in un silenzio senza fine, interrotto solo dai suoni della natura.

Certosa di Padula:

La Certosa di San Lorenzo a Padula è un luogo affascinante, ricco di storia e di intensa spiritualità, è la più grande certosa d’Italia ed una delle prime in Europa.
La Certosa è stata, nel 1998, dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, e nel 2002 è stata inserita dalla Regione Campania nel novero dei Grandi Attrattori Culturali.
L’impianto architettonico della Certosa di Padula, si divide in due zone: nella prima rientrano i luoghi di lavoro; la seconda, invece, è la zona di residenza dei monaci.
Una grande cinta muraria circondava l’enorme edificio religioso. Intorno alla corte esterna c’era la spezieria, l’abitazione dello speziale e la foresteria. Tra le mura anche il  Parco della Certosa di Padula, un tempo “Giardino della clausura”.
Nella Chiesa della Certosa di San Lorenzo i monaci si ritrovavano in uno dei rari momenti di vita comunitaria. Da un lato  sedevano i monaci che non facevano voto di clausura; vicino al presbiterio sedevano invece i padri di clausura che lì arrivavano attraverso un passaggio interno. Di notevole interesse sono l’altare maggiore e il portone di legno di cedro, risalente al 1374.Purtroppo, nella Chiesa come in altri luoghi della Certosa, numerosi spazi vuoti testimoniano della soppressione della Certosa da parte dei francesi agli inizi dell’Ottocento, che provocò la dispersione di numerosi tesori artistici.
In un angolo del Chiostro del piccolo Cimitero antico, che i padri di clausura attraversavano per raggiungere la Chiesa, vi è la Cappella del Fondatore che contiene il sarcofago cinquecentesco di Tommaso Sanseverino .
Quando questa zona della Certosa cadde in disuso, i monaci decisero di costruire un nuovo Chiostro.
Quest’ultimo, detto “grande” per via delle dimensioni, fu costruito a partire dal 1583, e si sviluppa su due livelli: in basso, il portico con le celle dei padri; in alto, la galleria finestrata utilizzata per la passeggiata settimanale. Uno scalone ellittico a doppia rampa, di stile vanvitelliano, con otto grandi finestroni, unisce i due livelli del Chiostro grande.
Alla cella del Priore si giunge dopo aver superato un portone che separa la zona delle celle dei padri da tutti gli ambienti sinora descritti.
Il luogo, a differenza delle piccole e austere celle dei monaci, è un appartamento di dieci stanze, caratterizzato soprattutto dall’accesso diretto ad una delle più fornite biblioteche religiose del mondo, che in passato custodiva migliaia tra libri, codici miniati, manoscritti.
Una suggestiva scala elicoidale in pietra, si apre a ventaglio e porta all’antisala della grandiosa biblioteca della Certosa di Padula, della quale però restano soltanto duemila volumi.